Bitcoin è libertà13 minuti

image_pdfDownload PDF

3 gennaio 2019, 10 anni dal genesis block. In tanti si chiedono ancora cosa sia Bitcoin. Bitcoin non è una moneta e non è un asset. Bitcoin è libertà.

Nei secoli abbiamo conquistato delle libertà che i nostri avi non concepivano nemmeno. Diamo per scontato di poterci accompagnare a un consorte di altra estrazione sociale, o di poter ricevere un’istruzione, di poter compiere scelte fondamentali per la nostra vita privata, a prescindere da quale sia la nostra genealogia o il nostro sesso. Ma ci sono stati secoli in cui non era così e alcuni diritti, come la libertà di espressione, di associazione o di professare la propria religione non solo non erano riconosciuti, ma proprio non erano concepiti come possibili. Questo vale ancora oggi per molti popoli.

Civiltà che non abbiano ancora raggiunto i nostri standard ci sembrano ridicolmente retrograde e le osserviamo dall’alto in basso, come se la società occidentale si fosse ormai per sempre affrancata da quelle barbarie. Eppure, nonostante i progressi fatti, la nostra stessa società contemporanea non ha ancora veramente raggiunto la consapevolezza di quelli che sono i diritti fondamentali dell’uomo e di come questi possano trovare reale compimento, al di là della mera espressione formale su un trattato o una costituzione. Scriviamo di eguaglianza e libertà, eppure spesso queste parole sono vuote di significato e le nostre leggi non le onorano. Fra mezzo secolo i nostri nipoti guarderanno a questi giorni in modo non molto diverso da come noi guardiamo ai secoli bui del medioevo.

Le libertà di cui parlo non le abbiamo ottenute combattendo contro un despota o un regime corrotto. Se c’è un despota da combattere che ci tiene in catene, allora la civiltà umana ha già ottenuto la sua vittoria, poiché un nemico è stato identificato, una rivoluzione è in atto. Significa che l’idea di libertà fa già parte dei nostri pensieri, ci ha già sedotti, per poi spingerci all’azione. La libertà è un’idea che s’insinua nelle nostre menti come un seme che lentamente germoglia, di generazione in generazione, e a un certo punto, sprigiona un’energia implacabile, pretendendo di cambiare un mondo che improvvisamente non è più percepito come equo e giusto.

Per molte persone Bitcoin non è un’esigenza, è solo una sofisticata, tecnicamente eccellente, quanto inutile invezione. Molti ne comprendendono la tecnologia ma non ne afferrano ancora il reale significato. È difficile comprendere Bitcoin, proprio perché è in minima parte un’innovazione tecnologica, è soprattutto un’innovazione sociale. Di quelle più radicali, profonde, che segneranno un passaggio evolutivo epocale. Non ci si può aspettare che questa evoluzione si attui in 10 anni e il mondo cambi da un momento all’altro. Le nuove idee devono penetrare nel cuore di nuove generazioni per essere comprese, è necessaria una trasformazione sociale, una graduale interiorizzazione. L’epica di Bitcoin lascia totalmente indifferenti la maggior parte delle persone, perché non sono in grado di accoglierne la visione. Alcuni per ignoranza, altri per arroganza, o semplice mancanza di curiosità, o di vitalità.

Ciò che ci opprime non è un regime autoritario, non è lo Stato, non è il potere delle banche né della banca centrale, non è la tirannia della maggioranza. L’oppressore è l’ignoranza, lo stantio conservatorismo, l’attaccamento nostalgico alla tradizione, l’incapacità di vedere oltre l’abitudinario, la pigrizia intellettuale, la noncuranza per lo stato attuale, la sfiducia e la scarsa fede nel poter cambiare e migliorare. E così l’oppressore è al contempo nell’oppresso, nel nostro più caro e buon concittadino, nel nostro collega, nell’amico, all’interno della nostra famiglia, nei nostri stessi pensieri.

Chi ancora non riesce a comprendere Bitcoin, dovrebbe prima chiedersi: oggi siamo liberi di esprimerci, di comunicare, di scambiare, di scrivere, di prendere accordi, di siglare patti, di lavorare? Abbiamo davvero conquistato quelle libertà? Molti potrebbero dare una risposta affermativa a quasi tutte queste domande, eppure sotto gli occhi di tutti ci sono dei limiti intollerabili a queste libertà che pesano come macigni, che tuttavia sorprendentemente in pochi riescono veramente a vedere.

cypherpunks manifesto eric hughes, 1993

Cypherpunks manifesto (Eric Hughes, 1993)

Ciò che ha fatto grande la civiltà umana, elevandola sopra le altre specie animali, è la capacità di organizzare un’economia. L’elemento chiave di un’economia non è la produzione, che esiste già nel regno animale, bensì lo scambio, il commercio. Il ragno produce la tela, l’uccello il nido, le formiche il formicaio, animali più evoluti producono ripari e talvolta utilizzano armi o utensili primitivi. Lo scambio invece, per quanto vi siano esempi primordiali anche fra gli animali (“doni” che si configurano come do ut des), è caratteristico e proprio dell’essere umano. Grazie allo scambio, abbiamo potuto organizzare al meglio il lavoro tramite la divisione delle mansioni e la specializzazione di alcuni individui in determinati settori. Così facendo abbiamo ottimizzato l’utilizzo delle risorse, lavorando in modo coordinato e infinitamente più efficiente, beneficiandone tutti. Il progresso della nostra specie deriva da questo semplice fattore, che ancora – e tanto più oggi – è determinante nella società, poiché più una società scambia più è ricca e prospera.

matita milton friedman

La matita di Milton Friedman come metafora dell’ordine spontaneo

L’economia è un pilastro fondante della nostra civiltà e dunque riflette i principi morali fondamentali che regolano i rapporti fra gli esseri umani. Non solo fa suoi questi principi morali, ma li rende necessari, li promuove e magnifica, contribuendo a costruire un mondo dove non è il più forte a dominare e predare gli altri, ma dove prevale chi riesce a collaborare, con vantaggi non solo per sé, ma per tutte le parti che collaborano. Un principio morale universalmente riconosciuto per qualsiasi popolo, che precede di gran lunga altri ideali come l’uguaglianza o la libertà nelle sue varie declinazioni, è il rispetto della parola liberamente e volontariamente data. Il diritto viene dalla morale, così dal principio del rispetto della parola prende forma l’istituto giuridico del contratto. Un contratto funziona perché le controparti rispettano l’accordo, o l’intesa su cui si è instaurato il reciproco consenso. Ma solo nelle sue vesti più sofisticate il contratto assume forma scritta o digitale, mentre nella sua forma più primordiale, eppure ancora la più comune, è di tipo solo gestuale o verbale, come un’offerta di scambio. Il rispetto della parola data è funzionale quindi alla riuscita dello scambio e della collaborazione.

Nel ventunesimo secolo, un uomo non può realizzare un contratto di scambio con un altro uomo senza l’avvallo di un sovrano. Due uomini non sono liberi di dare compimento al principio morale forse più fondamentale della nostra civiltà: il rispetto della parola data. Se promettiamo a un amico che saremo da lui per cena, verosimilmente non ci sarà nessuna autorità pubblica che si interesserà alla faccenda, perciò saremo liberi di farlo senza rendere conto a nessuno. Se però tale promessa comporta un beneficio (anche solo potenziale) economicamente calcolabile per almeno una delle parti coinvolte, la promessa non può avere luogo senza la concessione dell’autorità. Qualsiasi comunicazione, accordo, scambio che abbia una rilevanza economica deve essere in qualche modo rendicontato allo Stato. Una semplicissima idea, come una teoria astratta, ma che abbia sufficiente potenziale per essere sfruttata economicamente, non può essere trasferita da individuo a individuo liberamente. Persino il dono non è libero: viviamo in una società in cui esiste l’imposta sulle donazioni.

Se abbiamo prodotto del pane col nostro lavoro, nel momento in cui lo scambiamo per della moneta si sta avverando un processo astratto molto sofisticato, per cui spesso non pensiamo al reale significato di quello che sta avvenendo. Nel concreto però, stiamo semplicemente vendendo il frutto del nostro lavoro in cambio della promessa di qualcun altro di lavorare per noi, offrendoci qualche bene o servizio di nostro interesse. La moneta non è altro che la contabilità del valore prodotto dal lavoro, che viene trasferita da individuo a individuo per tracciare quanto una persona sia in debito o in credito “di lavoro” con tutti gli altri individui (dove il lavoro è misurato nel valore che tutti gli individui presenti all’interno di un mercato, in base ai loro bisogni e preferenze, attribuiscono ai frutti del lavoro di ciascuno).

Quindi quando eseguiamo un lavoro per qualcuno in cambio di denaro, stiamo cedendo il nostro lavoro (o i frutti del nostro lavoro) in cambio di una promessa: il denaro che riceviamo rappresenta un credito, per cui qualcun altro nell’economia è nostro debitore per una quantità pari al valore del lavoro da noi eseguito. Senza questa “promessa” non è possibile lo “scambio”, inteso come commercio, che non sia un mero baratto. La scrittura contabile, dal contratto più complesso a una semplice banconota o moneta, in forma fisica o digitale, che ci scambiamo, è nient’altro che il resoconto dei nostri debiti e crediti. E questa è materia esclusiva di chi ha una licenza data dall’amministrazione pubblica, ad esempio la licenza bancaria, al punto che noi individui non possiamo essere debitori o creditori di nessuno senza l’avvallo del sovrano.

transazione bancaria

Insomma oggi non siamo liberi nemmeno di fare una promessa, da individuo a individuo, senza che un sovrano non la avvalli. Non importa se il sovrano sia un dittatore o un’amministrazione eletta dalla collettività, in entrambi i casi l’individuo deve dare notizia di tale promessa e deve scrupolosamente tenere fede alle direttive dell’autorità, le quali spesso prevedono il pagamento di un tributo. E questo avviene anche se gli individui coinvolti nell’affare non hanno alcuna necessità di coinvolgere l’autorità, né intendono avvalersi di essa come garante, né ritengono di aver bisogno di alcun tipo di “protezione”.

Pensiamo di essere liberi di scrivere, ma non possiamo attenerci a una scrittura contabile che non sia prevista dal sovrano. Possiamo scrivere di fate e folletti ma non di debiti e crediti. Per qualcuno che le cose stiano così è normalissimo, forse come era normale per un contadino del XVI secolo sapere che l’unica religione che poteva professare era quella del proprio principe (eius regio, cuius religio). Per qualcuno è normale che i debiti e crediti stipulati fra gli invidivui debbano essere autorizzati da un sovrano, proprio come poteva essere ritenuto normale che le pubblicazioni di un pensatore del XVI secolo dovessero essere autorizzate dalla Santa Inquisizione. Ora siamo liberi di scrivere senza il timore che un’accusa di eresia ci porti alla condanna a morte, ma possiamo essere condannati se non teniamo la contabilità secondo i dettami di un’autorità.

Non possiamo non utilizzare la moneta del sovrano, poiché siamo costretti per legge ad accettarla come forma di pagamento, con le sue caratteristiche strutturali e tutti i suoi problemi, come le frequenti frodi (ad esempio sulle transazioni con carta di credito, con enormi costi sociali). Tutti siamo costretti a pagare le tasse esclusivamente con essa, e il sovrano deve essere al corrente dei movimenti effettuati con altre forme di valore (come monete estere o altri titoli). Soprattutto però, non solo non possiamo trasferire ad altri il nostro denaro senza autorizzazione, ma nemmeno a noi stessi! Infatti qualsiasi trasferimento che non sia effettuato con contante richiede l’intermediario bancario.

frodi carte di credito

La moneta sonante, metallica o cartacea, seppur sia nata in modo spontaneo da libere interazioni fra individui all’interno del mercato, è ormai da secoli anch’essa uno strumento monopolizzato dall’autorità, perciò anche il ruolo di disintermediazione della moneta “fisica” sta sparendo, dati i limiti di utilizzo sempre più stretti, i tagli di banconote più elevati vengono rimossi dalla circolazione, i prelievi di somme più elevate sono impossibili e soggetti a infiniti controlli. La maggioranza di transazioni ormai avviene digitalmente, tramite carte di credito e debito o pagamenti online. Di anno in anno il ruolo del contante è sempre minore (nel grafico, la differenza in 3 anni dal 2012 al 2015 per il mercato statunitense).

Con la progressiva scomparsa del contante, la civiltà umana sperimenta per la prima volta una completa e orwelliana collettivizzazione della riserva di valore. Infatti la banca non solo è in possesso dei nostri soldi, ma ne ha, tecnicamente e legalmente, la proprietà, per cui a tutti gli effetti i soldi che teniamo in banca non sono nostri, come recita l’articolo 1834 del codice civile:

Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria (1272), alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o dagli usi (1782).
Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si e costituito il rapporto.

Più le banche sono grandi e raccolgono il denaro di tutti, maggiore è la percentuale di riserva frazionaria che riescono a fare, poiché quando facciamo un trasferimento a qualcuno, è più probabile che il denaro rimanga all’interno dello stesso circuito, se sia mittente che destinatario condividono la stessa banca. Perciò meno contante viene utilizzato e maggiore è l’incentivo per le banche commerciali a fare espansione monetaria.

Siamo tutti d’accordo sulle nefandezze del comunismo, ma non siamo in grado di realizzare che finché non conquistiamo la libetà monetaria, il sistema attuale rimarrà sempre totalmente collettivista, non poi così diverso da quello sovietico. Se ai tempi dell’URSS i prezzi venivano fissati dal regime, oggi abbiamo la distorsione dei prezzi dovuta alle espansioni monetarie. Potremmo giustificarci dicendo che tale distorsione è una conseguenza inintenzionale che gli economisti mainstream non riescono a capire (anzi spesso non ne sono minimamente al corrente), ma il problema di fondo non è tecnico, bensì culturale. Oggi la cultura è ancora quella collettivista dei peggiori esempi del ‘900: basti vedere le quote latte applicate in italia per contingentare la produzione al fine di fissare il prezzo.

La distorsione dei prezzi e dei tassi di interesse è solo uno dei pezzi del puzzle. Anche la tassa da inflazione non è concettualmente molto diversa dagli espropri e dalla redistribuzione di terre effettuati nella Russia sovietica. Se Stalin privava il contadino dell’intero patrimonio famigliare da un giorno con l’altro sottraendone i terreni, anche nella civilissima società “capitalista e liberista” americana lo Stato priva le famiglie dell’intero patrimonio, solo che lo fa più lentamente, nel tempo. In un secolo il dollaro ha perso il 97% del suo valore, portando a quasi zero il potere d’acquisto del capitale trasmesso in eredità nel corso delle generazioni. Questo significa cancellare i debiti a discapito dei creditori, come se parte del loro lavoro passato (prestato in cambio di una promessa futura) venisse “cancellato” dai registri contabili. La progressiva perdita di valore della moneta comporta una redistribuzione della ricchezza dagli individui ad alcune entità specifiche che rappresentano i più grossi debitori della società odierna: le banche e lo Stato. La lira ha performato molto peggio del dollaro, azzerando il suo valore nell’arco di un secolo (ha perso circa il 97% del suo valore solo dal 1947 al 2002). L’euro dal 2002 ha perso il 25% del potere d’acquisto. (vedi i dati in questo post).

L’obiettivo non è tornare indietro, nostalgici di un passato migliore. Espansioni monetarie e riserva frazionaria si facevano ben prima di Bretton Woods, che pose fine all’ancoraggio del dollaro sull’oro. La Federal Reserve, ad esempio, nasce nel 1913 e dal ’21 al ’29 (anno della Grande Depressione) ha portato l’offerta monetaria da 37 a 55 milioni di dollari, drogando l’economia. L’espansione degli anni precedenti al lunedì nero di New York del 1987 è ancora più inquietante (il supply monetario passa da 25 a 40 miliardi di dollari in 3 soli anni), mentre sulla crisi del 2007 è dedicato un approfondimento su questo stesso blog (si esplori la sezione “Moneta” del menu). In realtà, c’è testimonianza delle prime espansioni monetarie e riserva frazionaria applicata dai primi banchieri (Pasione) già dall’epoca dell’antica Grecia (Trapezitica di Isocrate, 393 a.C.)

Oggi ci raccontano che l’economia è ciclica ed è necessario l’intervento della Banca Centrale per calmierare i picchi di alti e bassi. È una stupida barzelletta. L’economia poteva essere ciclica ai tempi delle polis autarchiche dove le condizioni metereologiche potevano dettare la fortuna di un’intera annata. Oggi, specialmente in un mondo globalizzato, la ciclicità può essere dettata da una sola cosa: la politica che distorce le dinamiche di libero mercato. L‘espansione monetaria è la causa del male ma è invocata come cura, come il drogato che assume la sostanza per calmierare i sintomi dell’astinenza. Le dinamiche economiche sono quelle che Hayek rivelava analizzando il fenomeno proprio dall’interno della FED negli anni precedenti la Grande Depressione, dinamiche studiate da economisti come Rothbard, Friedman. Ma questi studiosi (nonostante alcuni Nobel), insieme ad altri del calibro di Huerta De Soto, Mises, Menger, non sono nemmeno nominati nei libri scolastici.

Oggi non serve più il potere coercitivo nel monopolio dello strumento monetario. Semplicemente, ci sono soluzioni tecnologiche che ci permettono di adempiere agli stessi fini rispettando la volontà degli individui e senza ricorrere all’esercizio della violenza. Non è indietro che dobbiamo guardare, non dobbiamo rimediare a presunte nefandezze compiute nel passato. Non c’è mai stato un passato migliore. L’umanità ha sempre fatto passi in avanti e il prossimo passo è Bitcoin.

bitcoin genesis block

il blocco che ha dato vita alla blockchain

Segui gli aggiornamenti quotidiani sulla pagina facebook: https://www.facebook.com/albertodeluigi.news
Iscriviti alla newsletter del blog per ricevere una notifica ad ogni nuovo articolo pubblicato

Share this page:
Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Potrebbero interessarti anche...

19 risposte

  1. Daniele ha detto:

    Mi aspettavo un articolo per questo giorno, e non è venuto a mancare. Grazie di trovare il tempo di aggiornare il blog, grazie per essere imparziale alfiere di questa rivoluzione che scorre sotto gli occhi di tutti, passando sostanzialmente inosservata. Quasi mi viene da ridere pensando a quante chiamate ricevetti a fine 2017 su “come comprare Bitcoin” e come ora invece io passi per l’inguaribile sognatore, quando va bene. Alla prossima bull run però, che abbia inizio domani o al prossimo halving, arriveremo preparati. Come è possibile passi inosservato lo stato di forma di Bitcoin rispetto ad un anno addietro? Basterebbe anche solo volgere lo sguardo all’espansione dei nodi Lightning.

    • Alberto De Luigi ha detto:

      Serve ancora un po’ di tempo prima che la gente si accorga del nuovo “stato di forma di Bitcoin”. LN non è ancora del tutto pronto nemmeno per i più tecnici, poiché i nodi della rete LN devono poter calcolare in modo efficiente il routing affinché si trovino i giusti canali anche quando ci saranno centinaia di migliaia o milioni di nodi (e quindi quando il grafo di tutti i nodi sarà enorme) senza richiedere un hardware potente. È una bella gatta da pelare che ovviamente va risolta prima che si arrivi ad uno stadio di vera adozione di LN. Nel frattempo, LN deve diventare user friendly, altrimenti ad accorgersi dello “stato dell’arte” di Bitcoin saranno solo i veri “artisti” (qualche dev sparso per il mondo).
      Conto che all’halving 2020 arriveremo preparati non tanto perché LN sarà diffuso fra gli utenti comuni, ma perché i servizi principali nel mondo Bitcoin avranno adottato tutte le possibili vie di scaling:
      – batching
      – chain federate (come liquid) per movimenti fra exchange e servizi senza intasare la blockchain
      – indirizzi bech32 (permettono transazioni più leggere) e transazioni esclusivamente segwit
      – lightning network
      È probabile che nel 2020 con l’arrivo di nuove orde di utenti, le fee si rialzeranno e ci sarà un nuovo dibattito sul blocksize. Ci sarà trambusto e non sarà nel 2020 che l’utente medio sperimenterà sul proprio smarphone l’utilizzo di Bitcoin nella sua forma definitiva. 11 o 12 anni è probabilmente troppo presto.
      Secondo Nakamoto, in 10 anni avremmo iniziato ad utilizzare in qualche modo Bitcoin, mentre in 20 anni ci sarebbe stato un volume di transazioni molto grande, oppure zero.
      “I would be surprised if 10 years from now we’re not using electronic currency in some way”
      “I’m sure that in 20 years there will either be very large transaction volume or no volume”
      Forse le sue stime si riveleranno corrette.

      • Daniele ha detto:

        Grazie per la risposta, come sempre.
        Con la mogliera stiamo considerando di settare un nodo con un semplice Raspberry, ma le difficoltà non sono poche, già a partire dagli script bitcoind, sicuramente per nostra (più mia) inesperienza.
        Condivido sul fatto che lo stato attuale di Bitcoin non sia intelligìbile a chiunque ma, se sfruttato come mero strumento d’investimento, come non rendersi conto dell’enorme interesse generato specialmente nell’arco degli ultimi 18 mesi dove pressoché qualsiasi entità rilevante ha provato a screditarlo? Dimon anyone?
        Il fatto che, a dispetto del prezzo in discesa, nello stesso periodo l’hash non abbia fatto che aumentare? Ho visto decine di video di persone impanicate a causa dell’hash power calante, tanto da non rendersi conto come lo stesso sia ben superiore a quello di Dicembre 2017 in piena euforia.
        A proposito, ti lascio un bel video, che probabilmente conoscerai già: https://www.youtube.com/watch?v=i_qmYTKN3Rs&index=12&list=PLmmGZFTto5Y-9qBXPoCeDEwVn0YxPCG_y&t=1069s
        Per ciò che concerne lo scaling non ho capito bene una cosa: le Schnorr sono implementabili solamente dopo la totale adozione di Segwit?
        Grazie, come sempre, e…Viva Il Sacro Blog!

      • Alberto De Luigi ha detto:

        Se non si è particolarmente esperti, si può aspettare, non c’è ancora fretta per un nodo LN. Non conoscevo il video.
        Schnorr si può fare anche senza segwit, ma è un cambiamento radicale molto più “pesante” anche di segwit, perciò prima che passi come regola di consenso potrebbe volerci parecchio tempo (probabile che venga implementata e testata a lungo prima altrove, ad es. Litecoin).

      • Daniele ha detto:

        Pubblico qui quello che può essere una scorciatoia per far girare un nodo LN. Sperando di non peccare eticamente:

        https://store.casa/lightning-node/

      • Alberto De Luigi ha detto:

        Si chiama “Casa Node” perché costa come una casa? : ) 300 dollari sono tantini!
        Sembra carino come aggeggio, ma lo vedo più come uno sfizio. Anzi, personalmente trovo più sfizioso mettere su il proprio raspberry e imparare a fare da sé. Fra un annetto comunque non ci sarà bisogno di imparare molto, farai senza un grosso investimento né in tempo (per imparare) né in danaro per un Casa Node. Scaricherai un software e lo configurerai in pochi passaggi ; )

  2. Valerio ha detto:

    Noi ci stiamo attrezzando per questo nuovo, affascinante e disruptive passo avanti per l’umanità.
    E intanto, viva il Sacro Blog e tanti auguri a Bitcoin per i suoi primi 10 anni!

  3. Carlo ha detto:

    Buongiorno Alberto.
    Si può stimare quante probabilità ha Btc di andare a zero?
    Se fosse possibile una sua caduta totale, quali eventi potrebbero indurla?
    Grazie.

    • Alberto De Luigi ha detto:

      A zero non credo andrà da qui ai prossimi 50 o 100 anni. Ma la caduta totale potrebbe essere determinata da una tecnologia di pagamento diversa, completamente nuova, che ancora non possiamo concepire perché ancora non esiste

  4. Carlo ha detto:

    Buongiorno Alberto.
    Si possono stimare quante possibilità ha Bitcoin di arrivare a zero?
    E in quel caso, quali sarebbero gli eventi in grado di farlo crollare totalmente?
    Grazie.

    • Alberto De Luigi ha detto:

      A zero credo che sia impossibile, almeno per vari decenni, ci sarebbe almeno qualche collezionista che li vuole per qualche euro. Un crollo “fatale” comunque potrebbe essere dovuto all’invenzione di una tecnologia per le transazioni finanziarie completamente nuova, con una struttura NON blockchain e che garantisca perfettamente privacy e scalabilità senza costi.
      Quante probabilità? Non ti so dire. Un giorno Bitcoin crollerà in modo fatale, questo è (quasi) certo. Come crollerà tutta l’industria energetica di oggi, perché ci saranno tecnologie completamente nuove, forse energie sfruttabili che oggi nemmeno conosciamo.

  5. Alessandro ha detto:

    Grazie Alberto per l’aricolo. mi piacerebbe avere un tuo parere su quello che sta per accadere. in data 15 gennaio inizierà il mining di Grin. so che non sei per le altcoin ma qui si tratta davvero di un’eccezione o sbaglio?

  6. Daniele ha detto:

    I have also yet to hear a single intelligent challenge to this argument from the bitcoin community.

    Beh, per questo c’è Alberto!

    https://www.coindesk.com/bitcoin-will-still-bite-the-dust

    • Alberto De Luigi ha detto:

      Kevin non è stupido, è un buon economista. Però ignora degli aspetti tecnici che lo portano in errore. Un mercato non regolamentato converge verso lo stesso standard, poiché Bitcoin non è un prodotto, ma uno standard. Come il TCP/IP per internet, mentre il “prodotto” è facebook vs un altro social. Inoltre, data la natura open source del codice (che si può semplicemente copincollare) Bitcoin non può essere un “inferior product” semplicemente perché quando nel mercato viene inventata una miglioria e testata a dovre, questa si porta sul protocollo standard.
      Per quanto riguarda la struttura industirale, la POW è, in teoria, un’economia di scala e quindi tende al monopolio naturale. Questo è vero. Tuttavia la centralizzazione del mining non comporta la centralizzazione della governance. Ne abbiamo visto la riprova anche col caso SegWit2x. Infine, anche se secondo una teoria astratta la POW è un monopolio naturale, nella realtà il mercato si comporta in modo molto più dinamico, come possiamo vedere da 10 anni a questa parte. In ogni caso, se anche ci fosse mai una singola entità leader di mercato col 50+1, rimane sempre sotto la costante minaccia dei fullnode, dato che il leader di mercato è il primo a perderci incaso di cambio POW o altri upgrade della rete ad hoc. Il mestiere del miner è il più rischioso del mondo, quello del miner cattivo è il meno duraturo del mondo.

      • Daniele ha detto:

        In effetti questo è un concetto che hai espresso più volte all’interno del tuo blog, abbiamo diverse dimostrazioni di tecnologie inferiori affermatesi a scapito di altre migliori solo per via del network effect. Mi sovviene così su due piedi Betamax vs VHS. Ma Bitcoin non si fermerà solo al vantaggio del network effect, visto che già in passato ha abbracciato tecnologie testate prima dai nipoti.
        Per quanto riguarda il mining mi pare che ogni periodo orso redistribuisca sempre un po’ di potere a mining pool più piccole.
        Quindi se anche a lungo andare il mining tende ad essere naturalmente monopolizzato è anche verosimile che gli equilibri alla base dello stesso siano mutevoli e delicati. Chi si è improvvisato miner da metà 2017 ora è probabilmente fuori dai giochi, ma chi profittava ben prima, grazie ad una gestione oculata ed equilibrata è ancora competitivo.
        Ma in uno scenario simile non mi stupirei di veder capitolare un gigante che ha dormito sugli allori per qualche mese.
        Un emergency difficulty adjustment simile a quello di Bch pensi possa mai esser preso in considerazione dai core?
        Grazie Alberto!

      • Alberto De Luigi ha detto:

        Aggiungo che tutte le tecnologie testate dai nipoti, sono prima state pensate per Bitcoin. La stessa bulletproof ora implementata per migliorare Monero, viene dal lavoro di Maxwell sulle CT. Non implementato su Bitcoin per motivazioni già dette più volte. Le altcoin hanno senso, come ambiente di test “realistico” perché c’è un’economia. Motivo per cui ad esempio Grin (che è un’ottimo prodotto degli sviluppatori Bitcoin per testare MimbleWimble) uscirà come blockchain indipendente.
        Sul mining, comunque oggi abbiamo visto solo le pool primeggiare e mai un’azienda sola (la pool, seppur guidata da un’azienda, è hashpower aggregato di tantissime persone/aziende/individualità diverse che possono staccarsi dalla pool). Pool che anni fa (già dal 2011) avevano raggiunto il 50% oggi nemmeno esistono più. E lo stesso gigante Bitmain oggi pare abbia qualche problema (anche se forse si tratta solo di rumors). Il mercato è molto dinamico.
        Anche il mercato delle CPU tende al monopolio naturale, infatti è un duopolio dove AMD e Intel se la contendono. Non è però un male. Quando Intel ha un grosso vantaggio competitivo, AMD quasi sparisce e Intel aumenta i prezzi. Ma quando AMD torna a competere con una buona tecnologia, i prezzi di nuovo scendono. Ma che i prezzi siano saliti per Intel non significa uno “spreco” o un’inefficienza del mercato, sono in buona parte profitti reinvestiti per rimanere sempre al top tecnologicamente e far progredire, con nuove scoperte, l’umanità. Un monopolio “naturale”, finché non si impedisce a qualcuno di entrare nel mercato, non è un male. A mercati liberi, un monopolio può essere “naturale” solo per un tempo limitato. I monpoli veri (e dannosi) sono solo quelli imposti con la forza (quelli statali ad esempio).
        Qualcosa come l’EDA potrebbe essere implementabile, ma non sono tanto sicuro che (almeno come ora su Bitcoin Cash) sarebbe una miglioria per Bitcoin (lo è sicuramente per Cash essendo una catena sha256 minoritaria) o se invece nasconde delle insidie. Guardando al disastro che ha fatto l’aggiustamento rapido della difficoltà di Verge, c’è da stare molto attenti. E in prospettiva, con LN diffuso, se i blocchi escono in modo più discontinuo non è percepito come un grosso male, dato che le transazioni saranno per lo più solo grossi settlement dei canali e non ci aspetteremo spesso di voler vedere una prima conferma entro 10 minuti.

  7. Daniele ha detto:

    In effetti Intel ha tirato fuori dal cilindro i suoi multicore proprio quando AMD si è fatta sotto, hehe.
    Grazie come sempre Alberto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *