L’iniquità del regime monetario attuale8 minuti

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Questo articolo è stato pubblicato il 28 ottobre 2016 col titolo <<Ai 14 firmatari della “proposta di legge per vietare in italia cryptomonete ad anonimizzazione totale”>>. Il titolo è stato rivisto in seguito

L’uomo ha inventato lo scambio tramite baratto, poi la moneta (metallica), poi le cambiali, le banconote e molti altri strumenti finanziari.
Sin da quando esistono i primi intermediari, che oggi conosciamo come banche, sono nate due tipologie di contratto: il credito (nel mondo latino era il “mutuo”) e il deposito.
Nella prima tipologia, il credito, la banca è proprietaria del valore prestato e ne dispone come vuole a patto di restituire la somma a tempo debito. Nel deposito, la banca tiene al sicuro il denaro, non ne fa utilizzo, e lo restituisce in qualsiasi momento venga richiesto. Chiaro è che i due contratti hanno scopi molto diversi.

Storicamente, è documentato sin dai tempi degli antichi romani e greci che gli intermediari, che effettuavano sia operazioni di debito e credito che di deposito, disponessero (contro la legge) anche dei soldi dei depositi. Pene severe nel mondo latino spettavano a quel banchiere che non fosse più in grado di restituire i soldi depositati, molto più severe rispetto a quelle applicate a chi non era in grado di restituire un prestito. Infatti l’uso del denaro depositato era chiaramente considerato una frode.

Ciononostante, poiché i banchieri statisticamente erano quasi sempre in grado di restituire il denaro depositato anche se ne mantenevano in riserva solo una parte, e poiché era enormemente vantaggioso per essi disporne nello stesso modo in cui disponevano del denaro preso a credito, hanno sempre avuto una tendenza naturale a violare le norme di diritto – così è la natura umana.

Quando una banca tiene in riserva solo una parte del denaro che ha in cassa e presta il resto (facendo credito al consumo, investendo in fondi ecc.) tecnicamente “crea” moneta. Non descrivo qui esattamente come questo avvenga, ma qualora si avesse bisogno di un ripasso, rimando alla sezione di economia monetaria del blog http://www.albertodeluigi.com/index/

Ci sono leggi di economia monetaria (vedasi ad esempio Huerta De Soto “Money, Bank Credit and Economic Cycles”) che descrivono molto dettagliatamente come una banca che tenga un basso coefficiente di riserva moltiplichi il denaro in circolazione, senza che effettivamente vi sia un valore “reale” sottostante, che sia stato effettivamente creato o prodotto, come per esempio una moneta di bronzo, un kilo di grano, una penna stilografica o un brevetto ingegneristico.

Questo comporta che quando “troppe” persone ritirano i propri depositi presenti in banca, il sistema collassa su se stesso, perché non solo la banca non possiede in riserva quel valore, ma proprio perché quel valore non è mai esistito sul pianeta terra. Il collasso del sistema storicamente è avvenuto e avviene ciclicamente a intervalli regolari: è l’esito scontato del nostro sistema monetario. Sono molto ben documentate decine di episodi sin dai tempi dei Latini. Per citarne pochissimi: le crisi fiorentine del XIV e XVI secolo, la Francia di John Law del 1700, la Grande Depressione, la recente crisi del 2008. In quest’ultimo caso, persino i colossal commerciali di Hollywood hanno a grandi linee chiari i fatti (vedasi per esempio “The Big Short” con Christian Bale e Brad Pitt) e ci mostrano come la crisi fosse prevista con estrema precisione, con larghissimo anticipo, e come avesse la stessa identica struttura (persino nei più piccoli dettagli) che le crisi finanziarie e monetarie hanno sin dalla firenze del 1300.

Ma il problema non è solamente il collasso finale. Il problema è anche e soprattutto che quando il denaro viene moltiplicato rispetto al valore “reale” sottostante si scatena un effetto redistributivo distorsivo per l’economia, eticamente riprovevole e socialmente logorante. Ovvero: chi produce valore venderà quanto ha creato in cambio di una moneta il cui valore nominale totale è n. volte maggiore rispetto al valore totale di quanto esiste nella realtà. Questo significa che chi produce la moneta, o il primo utilizzatore di questa, dispone di una grande ricchezza praticamente “gratuita” con cui acquistare beni da chi li ha prodotti con fatica, sudando dalla propria fronte. Questa è una semplificazione, ma per approfondimenti rimando qui: http://www.albertodeluigi.com/index/economia-monetaria/effetti-politica-monetaria/

Nel tempo, la connivenza fra le autorità politiche ha fatto sì che presso gli intermediari (le banche) il contratto di credito e quello di deposito si mescolassero al punto da non essere più distinti. Durante il medioevo, l’avversione cristiana per il tasso di interesse aiutò questo processo. Ai tempi (come oggi del resto?) la gente comune per lo più non si domandava perché mai, mettendo al sicuro in banca i propri risparmi, non pagasse un prezzo per il servizio, semmai, al contrario, guadagnasse un interesse. Quando le autorità politiche stesse notarono l’enorme margine di guadagno della creazione di moneta mediante il credito e bassi coefficienti di riserva, non si limitarono ad assecondare le banche commerciali, ma ne istituirono di proprie e crearono le banche centrali.

Dato che già da allora erano largamente noti i problemi dell’insolvenza delle banche, delle crisi sistemiche e di come queste si ripercuotessero su tutta l’economia, non mancarono gli esempi virtuosi: la banca di Amsterdam fece la fortuna dell’Olanda nel 1600 come potenza economica, politica e militare. Non solo, la banca centrale olandese per circa 100 anni tenne un coefficiente di riserva quasi del 100%, facendo rispettare le leggi del diritto e garantendo così un’incredibile solidità e fiducia nei rapporti commerciali: in quel periodo gli scambi di tutta europa si affidavano alla solidità della banca di Amsterdam. Ma la storia vuole che infine anche qui, complici il debito pubblico e le pressioni della pubblica amministrazione, si finì per non rispettare più le regole.

Nel novecento abbiamo visto l’uso spregiudicato di strumenti di politica monetaria. Se gli effetti redistributivi della ricchezza sono sempre passati in secondo piano, ben noti sono l’iper-inflazione e la “tassa da inflazione” prodotta da espansioni monetarie con lo scopo di alimentare la spesa pubblica. Per fortuna al giorno d’oggi, sistemi come la FED o la BCE si sono altamente evoluti rispetto a pochi decenni fa e il controllo dell’inflazione è il primo obiettivo (per altro ben centrato) dalle banche centrali dei paesi occidentali come USA e UE. Tuttavia, il coefficiente di riserva nell’eurozona è dell’1% e siamo costantemente minacciati da crisi sistemiche in atto o in potenza.

Non solo le banche tengono minime riserve sui depositi (i quali ormai non sono più giuridicamente distinti da ciò che a tutti gli effetti sono crediti), ma tutti i cittadini sono in qualche modo costretti a depositare i propri soldi in banca. Infatti le leggi sempre più restrittive sul contante ci impediscono di utilizzare denaro se non passando da un intermediario. Il risultato è che un cittadino non può più conservare individualmente denaro in sua proprietà. Quel che abbiamo è solo un credito presso un istituto bancario, che ci impedisce, purtroppo legalmente, di prelevarlo oltre una certa soglia, riappropriandocene. Il che è terribilmente inconveniente per chi è interessato alle proprie tasche, perché perde se la banca fallisce, se il sistema fallisce; ma è soprattutto terribilmente frustrante per chi conosce la frode intrinseca nel sistema e l’iniqua redistribuzione della ricchezza che produce.
Come se non bastasse, l’emissione di credito da parte della Banca Centrale genera un’enorme mole di interessi, che vanno nelle casse degli stati nazionali (attraverso le banche nazionali). Non è più il signoraggio medievale, dove il denaro di nuovo conio è scambiato direttamente con beni prodotti, ma l’effetto finale non è diverso: la quantità di moneta in circolazione è aumentata a favore degli Stati che possono spenderla non seguendo leggi di un mercato trasparente, che premiano chi soddisfa maggiormente un bisogno espresso dalla società, bensì seguendo convenienze politiche. Per capire quanto questo sia economicamente e socialmente degradante, basta una breve infarinatura di teoria politica, teoria economica e politica comparata, che ormai insegnano persino nelle università statali italiane (benedetta globalizzazione).

La situazione – più o meno grave in base alle epoche – è la stessa sin da quando ci si è affidati ad un intermediario per i pagamenti. L’intermediario, in fondo, è sempre stato inevitabile, rappresenta pur sempre un progresso tecnico e tecnologico rispetto allo scambio di moneta metallica vis-à-vis, non si può certo tornare indietro. I mercanti genovesi non avrebbero mai riempito le navi per metà di monete d’oro per saldare debiti e crediti ad ogni porto in cui approdavano. Oggigiorno forse nemmeno i più ostili al sistema bancario rinuncerebbero alla comodità di sistemi di pagamento come il bonifico, il pos o la carta di credito, quando si tratta di fare pagamenti in moneta fiat, piuttosto che utilizzare il contante.

Seppure la teoria politico-economica e monetaria da decenni abbia già individuato diagnosi e cura ai fenomeni di crisi sistemica e redistribuzione distorsiva della ricchezza, e sebbene ormai la risposta a (e la previsione di) questi fenomeni sia fornita con doveroso dettaglio da una lunghissima schiera di traders, operatori finanziari, intellettuali e accademici – inclusi premi nobel – di numerose nazionalità e lingue, nulla cambia ai vertici politico-istituzionali. Vige un misto di ignoranza e forse codardia e interesse economico. Non ci si stupisce che nelle università si studi Keynes, Taylor e Fisher e giusto quelli, e che nelle lezioni di politica monetaria o di intermediari finanziari non sia spiegata la creazione di moneta: a tutti gli effetti, la maggior parte dei professori ne ignora completamente le dinamiche (ma in questo caso parlo solo della mia circoscritta esperienza personale).

Non c’è speranza dunque? Così pareva. Eppure un luminare, o un gruppo di luminari, COMPLETAMENTE ANONIMI, nel novembre del 2008 fanno un regalo di inestimabile valore all’umanità. Finalmente, eccoci agli albori di un sistema economicamente più efficiente e soprattutto più giusto. Una tecnologia rivoluzionaria non solo per l’economia monetaria, ma destinata a mutare una serie di pratiche (come la notarizzazione e il timestamping) e re-inventare internet. Ecco a voi la criptomoneta.

 

Ah, no, aspettate. Ci sono quattordici… vabé.
Buongiorno Quintarelli, tutto bene?

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